Si è appena conclusa la 13ª edizione del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, il principale appuntamento italiano dedicato alla sostenibilità d’impresa e all’innovazione responsabile. Quest’anno il tema guida – “Creare futuri di valore” – ha ispirato tre giornate dense di incontri, dibattiti e workshop all’Università Bocconi, che hanno visto 120 incontri e l’intervento di oltre 530 relatori 260 organizzazioni tra aziende, istituzioni e realtà non profit.  Nelle tre giornate dell’evento sono state registrate 6000 presenze.

Un’edizione che invita al cambiamento

L’edizione 2025 del Salone della CSR ha proposto un programma ricchissimo, articolato in sei percorsi tematici che hanno permesso di esplorare la sostenibilità da prospettive diverse ma complementari:

  • Formazione e Lavoro, dove si è discusso del ruolo dell’educazione e delle competenze come leva per una transizione equa e inclusiva.

  • Cultura e Territorio, dedicato alla coesione sociale e all’impatto delle reti locali, dove la cultura diventa strumento di rigenerazione e partecipazione.

  • Economia e Finanza, che ha posto l’attenzione sulla necessità di un’economia capace di misurare e valorizzare l’impatto, con la finanza sostenibile come acceleratore di cambiamento.

  • Ambiente e Rigenerazione, incentrato sul legame tra innovazione, tutela del pianeta e responsabilità nella gestione delle risorse naturali.

  • Governance e Leadership, che ha esplorato il ruolo dei leader e della comunicazione nel guidare organizzazioni più trasparenti, etiche e orientate al valore condiviso.

  • Innovazione e Impatto, un viaggio tra tecnologie, intelligenza artificiale e modelli rigenerativi che trasformano i processi aziendali in soluzioni concrete per la società.

La tavola rotonda: “Custodi del territorio”

All’interno del programma del Salone della CSR, giovedì 9 ottobre Linfa ha curato e moderato la tavola rotonda dal titolo “Custodi del territorio: i Consorzi di Tutela del vino tra qualità, criticità e sostenibilità”, che ha visto la partecipazione di quattro Consorzi di Tutela del vino e un ente di ricerca di riferimento del panorama vitivinicolo:

  • Camillo Pugliesi, Direttore del Consorzio di Tutela Vini Sicilia DOC, ha posto l’accento sull’esperienza della Fondazione SOStain e sul percorso che vede la Sicilia protagonista nel coniugare buone pratiche di gestione responsabile delle risorse con particolare attenzione all’alleggerimento delle bottiglie e al recupero del vetro in Sicilia. La transizione ecologica dell’isola, ha ricordato Pugliesi, si fonda su un modello di economia circolare e certificazione, in cui la riduzione dell’impatto ambientale si accompagna alla valorizzazione del marchio “Sicilia sostenibile per natura” come elemento distintivo sui mercati internazionali.
  • Graziano Molon, Direttore del Consorzio di Tutela Vini del Trentino, ha evidenziato l’importanza di mantenere saldo il legame tra identità, territorio e qualità, ricordando l’impegno del Consorzio nel coordinare la certificazione SQNPI di oltre 5000 viticoltori della Provincia Autonoma di Trento. Un progetto che si accompagna alla promozione del territorio attraverso iniziative di enoturismo e di valorizzazione delle produzioni locali, con l’obiettivo di rendere la sostenibilità una leva concreta di competitività e di coesione per tutto il sistema trentino.
  • Andrea Battistella, Vicedirettore del Consorzio di Tutela Prosecco DOC, ha sottolineato che la vera transizione sostenibile deve essere prima di tutto culturale: un cambiamento nel modo di pensare e operare all’interno della Denominazione, capace di coinvolgere ogni attore, “dalla vigna al bicchiere”. Per questo il Consorzio sta progettando e implementando un percorso inclusivo che concili gli standard e gli strumenti disponibili con le sensibilità e le esigenze degli stakeholder, avendo obiettivi comuni. La sostenibilità, ha ricordato Battistella, è un percorso che deve unire ricerca, innovazione, trasferimento ed elementi misurabili per favorire, anche attraverso incentivi, il miglioramento continuo della competitività economica, tutela ambientale e dignità del lavoro, tre pilastri imprescindibili per la reputazione e, quindi, della durabilità del vino italiano nel mondo.
  • Stefano Sequino, Direttore del Consorzio di Tutela Vini delle Venezie DOC, ha posto l’attenzione su due progettualità strategiche: il Progetto Pinot Grigio DOC a bassa gradazione alcolica e varietà resistenti (PIWI), volto a ridurre l’impatto ambientale e migliorare la sostenibilità economica delle imprese; e il Progetto “Impresa-Giovani-Futuro”, dedicato all’inserimento e alla formazione dei giovani nel settore vitivinicolo. Sequino ha inoltre evidenziato la portata del Regolamento (UE) 2024/1143, che attribuisce ai Consorzi un ruolo ampliato nella gestione del territorio viticolo e nella definizione di pratiche di sostenibilità integrate nei tre pilastri – economico, sociale e ambientale – rafforzando così la funzione dei Consorzi come veri attori di sviluppo territoriale.
  • A completare il quadro, il contributo scientifico del CREA – Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia, rappresentato dal Direttore Riccardo Velasco, ha offerto una prospettiva di sistema: “La ricerca è oggi uno strumento chiave per rendere sostenibile la viticoltura. Lavoriamo per offrire soluzioni concrete — varietà più resistenti, sistemi di gestione integrata delle risorse idriche, modelli digitali per il monitoraggio — ma anche per trasferire conoscenza alle imprese, affinché l’innovazione diventi patrimonio diffuso e accessibile.”

Il panel ha confermato quanto la sostenibilità sia oggi un terreno di convergenza tra territori, imprese e ricerca, e come il vino – simbolo del legame profondo tra uomo e ambiente – possa diventare uno dei protagonisti più autorevoli della transizione verso un modello di sviluppo equo e duraturo.

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